FU UNA COMETA DI GHIACCIO: SVELATO IL MISTERO DI TUNGUSKA
(AGI) - New York, 30 giu. - Ma un asteroide - la spiegazione piu’ accreditata finora - avrebbe sollevato per giorni e giorni una nuvola immensa di polvere, come in una eruzione vulcanica. E la luce non averebbe potuto progagarsi per almeno meta’ dell’Emisfero Settentrionale, come invece ha fatto. Un’anomalia che ha dato spazio ad una lunga serie di ipotesi alternative, dallo sfondamento della crosta terrestre all’altezza di un enorme giacimento di gas metano (la Siberia ne e’ ricca, del resto) alla classica esplosione di una astronave di extraterrestri a propulsione di chissa’ quale combustibile a noi sconosciuto, per la gioia di Peter Colosimo. La seconda tesi non e’ mai stata presa troppo sul serio dalla scienza ufficiale, la prima si scontrava con un dato inquietante: a Tunguska, infatti, non c’era il segno di un impatto. Non c’era il cratere, insomma: tutte le spedizioni scientifiche organizzate in un secolo non lo avevano trovato. Il mistero si infittiva.
Ecco, invece, la spiegazione del professor Michael Kelley, che a Cornell insegna ingegneria aereospaziale: il cuore, fatto di ghiaccio, di una cometa. Come ne “I tre giorni del Condor”, quando a Robert Redford viene chiesto quale sia l’unico modo per uccidere con una pistola un uomo senza far ritrovare il proiettile e lui, serafico, risponde: “Logico, usare proiettili di ghiaccio”. Non sapevano, gli sceneggiatori di trent’anni fa, che anche questa volta la realta’ era arrivata prima della loro fantasia.(AGI)
Nic