(AGI) - Milano, 23 gen. - Nato nel 1925 a Velate, in provincia di Varese, Leopoldo Pirelli era destinato a prendere le redini dell’azienda di famiglia, la Pirelli & C, societa’ in accomandita per azioni, fondata nel 1872 dal nonno, il senatore Giovanni Battista Pirelli. Dalla produzione di manufatti di gomma il gruppo si espande nei cavi e poi negli pneumatici. Nella gestione subentrano i figli del fondatore, Piero e Alberto Pirelli. Leopoldo, figlio di Alberto, si laurea dapprima in ingegneria, poi entra in azienda a compiere il proprio tirocinio. La sua ora scocca nel 1956, quando Piero Pirelli muore e il padre lo chiama alla vice presidenza. Sono anni di progetti e iniziative, industriali e no: tra questi si ricorda la costruzione del grattacielo Pirelli, su progetto di Gio Ponti. Inaugurato nel 1960, alto 127 metri, uno degli edifici in cemento armato piu’ alti al mondo, diventa subito uno dei simboli di Milano. Leopoldo Pirelli diventa presidente del gruppo nel 1965. Si impegna anche in Confindustria, membro di giunta dal 1957, vice presidente dal 1974 al 1982. Nel 1969-1970 sara’ anche presidente della Commissione per la riforma dello statuto confederale, che ha delineato la struttura organizzativa tuttora operante, con l’inclusione anche della piccola e media industria e dei giovani imprenditori. Ma sono gli anni delle lotte sindacali. Pirelli viene duramente contestato, in fabbrica e nelle manifestazioni di piazza. Avvenimenti, ricordera’ Pirelli in un’intervista al direttore di Repubblica Eugenio Scalfari “che ho preso come un ‘basso’ negli alti e bassi di una vita di lavoro. In Confindustria ero considerato un acceso riformista, ma sulle piazze quelle distinzioni erano saltate”. E ancora, afferma, “avevo preparato una riforma degli orari di lavoro alla Pirelli, 40 ore invece delle 46 in vigore, stesso salario, 5 giorni di lavoro alla settimana con turni anche di sabato e domenica.
Il progetto fu respinto dai sindacati, non ho capito a tempo che per farlo decollare bisognava fare in modo che uscisse da un loro cassetto”. Verso il sindacato, e in particolare verso la Cgil Pirelli aveva pero’ rispetto: “Ho sempre considerao la Cgil e chi l’ha guidata, Di Vittorio, Lama, Trentin e ora Cofferati, come gente seria e affidabile. Le trattative erano dure, difficili, ma quando si arrivava a una soluzione non hanno mai mancato alla parola data”. (AGI)
Gla (Segue)