(AGI) - Roma, 19 mar. - Un sistema di formazione molto piu’ ricco di un tempo, ma siamo lontani da un rapporto virtuoso e sano tra percorsi educativi e mercato del lavoro. E’ questo, in sintesi, il risultato al quale arriva il Censis che ha condotto una indagine per capire cosa non abbia funzionato nel corso del tempo nell’incontro fra domanda e offerta in tema di istruzione e lavoro e per chiedersi se scuola, universita’ e formazione siano ancora investimenti sociali.
La struttura dell’occupazione in Italia, ricostruisce il Censis, tende a riprodurre ancora una dinamica centrata sulle professioni non qualificate, un gruppo professionale che realizzerebbe nel 2009 un incremento del 4,5%, pari a 140 mila nuovi occupati. Ad oggi, sottolinea l’indagine, un terzo dei laureati e’ sottoinquadrato e la quota di coloro che svolgono un lavoro non corrispondente al livello di istruzione raggiunto e’ piu’ elevata tra chi ha un titolo di studio umanistico-sociale (44%), mentre i laureati in ingegneria e discipline scientifiche sono piu’ fortunati o piu’ previdenti: all’incirca solo un quarto di loro e’ sottoccupato.
“Assistiamo ad una tracimazione insensata dell’offerta senza alcun supporto da parte della domanda”, fa notare lapidario il segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita secondo il quale “ritornare a ragionare sulle previsioni potrebbe consentire al Paese di ridurre il gap tra domanda e offerta e orientare maggiormente le politiche formative e del lavoro a favore delle giovani generazioni”. Una valutazione che sembra andare in perfetto accordo con alcuni degli obiettivi del “Festival della matematica” che si e’ chiuso ieri a Roma, cioe’ quello di incentivare le iscrizioni ai corsi di laurea tecnico-scientifici. Perche’, conferma infatti l’Istituto di ricerca, “l’accesso ai corsi di formazione permanente e’ appannaggio in prevalenza di persone con titoli di studio medio-alti” e “l’offerta universitaria si sostanzia di corsi di laurea non ben finalizzati, ma attrattivi per i giovani disorientati, che portano a titoli ‘evanescenti’, poco spendibili nel lungo periodo sul mercato del lavoro, come quello in scienze delle Comunicazioni, un corso di laurea che nel 2005-2006 ha visto diplomarsi 12.327 studenti contro i 1.098 di cinque anni prima. Una quantita’ tale da suscitare, suggerisce il Censis, forti “perplessita’ sulla capacita’ del sistema paese di assorbirla”.
E non ha sortito gli effetti sperati, valuta il Censis, neppure la riforma universitaria del 3+2 con elevati tassi di passaggio alla laurea magistralis ed una vera “esplosione” del mercato dei master. (AGI)
Cma (Segue)