TUMORE: DA UN FUNGO E DALLA NANOTECNOLOGIA UNA NUOVA SPERANZA
lunedì, giugno 30th, 2008(AGI/REUTERS) - Washington - Un farmaco sviluppato usando le nanotecnologie e un fungo che casualmente ha contaminato un esperimento in laboratorio si e’ dimostrato efficace contro una serie di tumori.
Il farmaco, chiamato lodamina, e’ stato messo a punto in uno degli ultimi esperimenti supervisionati dal Dr. Judah Folkman, morto a gennaio, il pioniere del concetto di terapia per inibizione dell’angiogenesi, ovvero far morire i tumori evitando che si formino i vasi sanguigni che li alimentano.
Secondo quanto riportato dalla rivista Nature Biotechnology, il team erede della ricerche di Folkam e’ riuscita a sviluppate una pillola che contiene i principi della lodamina senza alcune effetto collaterale. Il farmaco e’ stato ceduto alla SynDevRx, una compagnia’ di biotecnologie di Cambridge in Massachusetts.
Gli esperimenti sulle cavie di laboratorio hanno dimostrato la sua efficacia sui tumori al seno, alle ovarie, alla prostata, al cervello, all’utero e i neuroblastoma. La lodamina blocca il cosiddetto tumore iniziale o primario e riesce a impedire che si propaghi in metastasi, ha certificato Ofra Benny del ‘Children’s Hospital Boston’ della scuola di medicina di Harvard.
“Sotto forma di pillola - ha spiegato la Benny - il farmaco raggiunge prima il fegato, mostrandosi nelle cavie particolarmente efficace nel prevenire lo sviluppo di metastasi epatiche, comuni a molti tipi di tumori”.
Il farmaco indicato in fase sperimentale come Tnp-470 era stato isolato da un fungo chiamato ‘Aspergillus fumigatus fresenius’. La sua scoperta, da parte del dottor Donald Ingber di Harvard, era stata del tutto casuale: mentre erano intenti a cercare di far crescere le cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni la muffa le ha attaccate ostacolando la crescita dei vasi sanguigni piu’ sottili, i capillari.
Purtroppo il Tnp-470, sviluppato in Giappone nel 1990 con il contributo della Takeda Chemical Industries, aveva effetti collaterali pesanti, agiva sul sistema nervoso centrale, provocando depressione, vertigini e altri malesseri e fu abbandonato A questo punto entro in gioco la nanotecnologia: attaccando due polimeri a forma di ‘pon-pon’ alla molecola i ricercatori riuscirono a proteggerla dagli acidi dello stomaco. Il farmaco cosi’ modificato, chiamato lodamina, viene assorbito solo dall’intestino e va dritto alle cellule tumorali.
La lodamina alla luce della sua attivita’ inibitrice delle vascolarizzazioni potrebbe essere impiegata anche per altre patologie caratterizzate da una crescita abnorme di vasi sanguigni, come la degenerazione maculare, una delle complicazioni tipiche del diabete.
(AGI)
Gis
