(AGI) - Pantelleria, 12 set. - All’interno del giardino, una straordinaria e secolare pianta di arancio dolce del tipo “Portogallo”, antica varieta’ ricca di semi ma anche di succo zuccherino, si sviluppa su piu’ tronchi fino a occupare tutta l’area disponibile. Prima di essere donato al FAI, il Giardino Pantesco e’ stato restaurato da Donnafugata grazie alla supervisione del professor Giuseppe Barbera, docente di Colture Arboree all’Universita’ di Palermo e dell’architetto Gabriella Giuntoli che e’ anche riuscita a recuperare l’esperienza di manodopera qualificata di anziani abitanti dell’isola che si sono sempre dedicati con grande passione alla costruzione di muretti a secco in pietra lavica. Questa straordinaria soluzione di architettura agricola, che costituisce uno dei manufatti piu’ rappresentativi del paesaggio agrario di Pantelleria, e’ la testimonianza della peculiarita’ degli accorgimenti agronomici messi in atto per consentire l’esercizio dell’agricoltura, in un contesto “estremo” come quello dell’isola, perennemente sferzata dal vento e dove talvolta si aspettano anche 300 giorni prima di avere la pioggia. In un’isola caratterizzata dalla scarsita’ d’acqua, il giardino pantesco rappresenta un tesoro di sapienza unico, da cui attingere per cercare soluzioni e spunti per affrontare i problemi di oggi: infatti la tecnologia, primitiva quanto efficace, su cui si basa il sistema del giardino pantesco fa parte di quella rete di conoscenze costruita nei millenni e poi abbandonata negli ultimi tempi. Una tecnica che mai come in questi tempi deve essere recuperata, studiata, compresa. E magari rivisitata per trovare nuove soluzioni. In Sicilia, nella Valle dei Templi, il Fai ha gia’ recuperato un altro esempio di ingegneria idraulica, risalente al 480 a.C., il Giardino della Kolymbetra, che deve tuttora la straordinaria generosita’ del proprio agrumeto a una antica e complessa struttura di gallerie artificiali, gli ipogei, che raccolgono le acque piu’ profonde e rendono possibile una ricca irrigazione degli alberi.
“Fare qualcosa di concreto per il Fai, nell’ottica di tenere alta l’attenzione per tutto cio’ che e’ rivolto a dare un contributo culturale al contesto che ci circonda”, dice Giacomo Rallo, fondatore di Donnafugata, a proposito della decisione, presa insieme alla moglie Gabriella, di donare al Fai il Giardino pantesco presente in uno dei suoi vigneti. “A Pantelleria - conferma Giacomo Rallo - sopravvivono solo un centinaio di giardini panteschi, ma la meta’ di essi sono ormai vuoti, e un quarto sono da recuperare. Solo il 25% sono ancora attivi, ma anch’essi, se non tutelati, sono condannati al degrado. Mi auguro che questa iniziativa favorisca un’attenzione verso il giardino pantesco e la sua tutela, perche’ esso rappresenta un elemento assolutamente qualificante del territorio”. (AGI)
Mrg